Kronoteatro

Hi Mummy

HI MUMMY_ frutto del ventre tuo

di Fiammetta Carena
in scena Tommaso Bianco, Alberto Costa, Vittorio Gerosa,
Alex Nesti, Maurizio Sguotti
Scene e costumi Francesca Marsella
Luci e suoni Enzo Monteverde
Movimenti Davide Frangioni
Regia Maurizio Sguotti
Produzione Kronoteatro
in collaborazione con Teatro Stabile di Napoli e Napoli Teatro Festival Italia
Durata 50 minuti

Con HI MUMMY_ frutto del ventre tuo, firmato dalla drammaturga Fiammetta Carena, Kronoteatro si avvia a concludere la trilogia denominata FAMILIA.

L’azione si svolge attorno alla figura della Madre, la cui interpretazione è affidata ad un soggetto maschile. Un uomo non più giovane dall’identità confusa, la cui giovinezza assume i tratti di un trascorso di difficile rielaborazione. L’incostanza delle sue percezioni rivela una condizione di smarrimento, in cui il desiderio di ricongiungimento materno si traduce in nevrotica imitazione.

La figura centrale è dunque un uomo livido, dai pensieri torbidi, incapace di avviare un percorso critico di auto comprensione che gli permetta di emanciparsi dalla propria condizione primordiale di figlio.
Intorno a lui un gruppo di giovani presenti sulla scena: forse parti di lui, ricordi, figli, partecipano a questa danza macabra; con movimento fluido, mutevole ed ininterrotto si trasformano in estensioni del corpo materno – lembi di carne privi di autonomia la cui vita dipende dal medesimo cuore pulsante. Le aspirazioni che inizialmente sembrano animare il loro agire vengono in breve tempo corrose. É un percorso di decadenza giunto ad uno stadio definitivo il contesto di questa favola nera, che senza conoscere speranza giunge a negare l’idea stessa di un possibile futuro. Nascita e morte si confondono, mentre colui che ha generato si accinge a distruggere e a distruggersi. L’impressione è quella di uno scorrere del tempo che non conosce progresso. Il contesto familiare e le relazioni che lo strutturano diventano l’unica certezza, la gabbia dorata all’interno della quale si consuma la carneficina. Negando loro autonomia e libertà, i morti seppelliscono i vivi in una sterile terra desolata.

 

 
 

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