Kronoteatro

All'inferno (progetto speciale)

All’inferno – Furore e Rimorso
Appunti per un percorso di lavoro ispirato al Tieste di Seneca
Esito del laboratorio con i detenuti della Casa Circondariale di Modena

regia Maurizio Sguotti
con Tommaso Bianco, Maurizio Sguotti e i detenuti della Casa Circondariale di Modena
luci Alex Nesti
musiche MaNu Dj
durata 40 minuti

Nel lavoro che abbiamo pensato di proporre volevamo approfondire alcune tematiche che affiorano dalla tragedia di Seneca Thiestes e che scavano nel concetto di scelus (delitto/misfatto), e raggiungono l’aspetto più profondo e segreto, il meno visibile ma il più decisivo e sconvolgente: la tempesta di passioni da cui prorompe il delitto; e soprattutto la scoperta che in questo violento tumulto emotivo, il delitto trova la sua prima tremenda punizione, perché è inevitabile che il furore finisca per incrudelire proprio chi il delitto commette; e la prima e più tragica follia di questo tumulto consiste nel fatto che colui che si lascia trascinare da esso non si rende conto di procedere innanzi tutto verso la propria rovina, o magari se ne rende conto, ma – follia suprema – vi si butta lo stesso a capofitto.

A noi interessa attraverso un lavoro con i detenuti e attraverso le parole e i personaggi senecani (Atreo e Tieste) indagare, partendo dal lampo che illumina ciò che sta immediatamente prima del delitto, l’istante del definitivo cedimento all’impulso scellerato una volta caduto l’ultimo baluardo della ragione, esaminare quello stadio in cui lo scelus-misfatto comincia ad essere concepito, quell’oscuro processo genetico per cui il furore si insinua nell’anima, la scuote, la violenta, se ne impossessa e vi inculca il seme del delitto; già in quel preciso istante il misfatto comincia a generare l’unico frutto di cui sia capace: sofferenza; la quale, non ancora compiuto l’atto si scarica invece, sotto la forma di devastante sconvolgimento di ogni equilibrio psichico, proprio sul colpevole, del quale costituisce la prima, terribile punizione, nell’attesa che a questa si aggiunga, dopo il fatto, inesorabilmente quand’anche il delitto rimanesse impunito, un’altra non meno terribile punizione, quella del rimorso.